sysjena : pensieri e parole


mercoledì, novembre 11, 2009

Lunedi ho letto sul blog di Allegra una poesia di una poetessa a me sconosciuta, Idea Vilariño. Mi e' piaciuta, ed ho voluto approfondire. Ho scoperto che era una poetessa uruguagia, e leggendo alcune sue poesie, ho provato quel sentimento intenso che ti lega alle parole di qualcun'altro. Era, perche' e' morta a Montevideo il 29 Aprile 2009. E dopo le poesie scoprire questa notizia mi ha lasciato una sensazione profonda e sorprendente. E' difficile descriverla, ma e' come se avessi mancato ad un evento, non tanto per l'evento in se', ma per la possibilita' di provare quella sorta di cordoglio dell'anima. Mi sono sentito defraudato, ma dalle circostanze, non dal fatto. Un sentire malinconico in cui l'impossibilta' di poter scegliere diversamente, stemperava in una sorta di dolce dispiacere la mia assenza. Non avevo mai provato niente di simile, e questa e' la prova che siamo in costante costruttiva mutazione.

SIMILITUDINI

Voglio masticare sabbia
fino a consumarmi i denti
voglio bere il mare
per rovinarmi lo stomaco
voglio fissare il sole
e il vento fino a diventare cieca.
A cosa mi servono occhi potenti
e voglie e appetiti
che me ne faccio della vita vita vita
tesa ubriaca ardente pazza vita
che me ne faccio.

Idea Vilariño


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lunedì, novembre 09, 2009

Sbuffo. E' uno sbuffare naturale, anche se le motivazioni sono tante e solite. Fors'anche ridicole, nella loro ovvia reiterazione. E nella mia contraddizione, che mi lamento della ripetitivita', ma mi angustiano gli imprevisti. Chissa' cosa vorrei.


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venerdì, novembre 06, 2009

DELIRIO DEL VENERDI
Ratataplan e' la parola di oggi. Di adesso, che neanche mi ricordavo dove l'avessi sentita. Poi qualche squarcio nella mia memoria affaticata, ed ecco il ricordo, assai vago, del primo film di Nichetti. Wiki mi aiuta, ma la trama sembra quasi nuova per la mia mente, se non fosse per quel vassoio con il bicchiere d'acqua che attraversa la citta'. Ed il mutismo del protagonista. Un naso che si soffia, il rumore viene da lontano, ma ripetendosi gli assegno maggiore attenzione, e dubitando che il raffreddore sia cosi' violento, mi accorgo che e' un rotolo di scotch che sigilla qualche pacco. E' buffo che scotch sia un nastro adesivo ed una bevanda alcolica. Sarebbe buffo sedersi su un alto sgabello di un bar, con una espressione alla Humphrey Bogart, la sigaretta che pende dal labbro (vabbe' io non fumo e nemmeno nei bar si puo' fumare piu', ma concedetemi la licenza), chiedere con voce profonda uno scotch e vedersi consegnare un rullino di nastro adesivo. " Lo usi con moderazione" mi dice il barista scrupoloso.


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giovedì, novembre 05, 2009

ALITO CALDO

Cerco disperatamente una foglia,
tra i rami spogli dell'albero,
ma non la scorgo, non c'e',
e mi chiedo se ci sia speranza.
Cemento, metallo e carta,
riempiono di messaggi visivi la mia mente,
mentre delicatamente accarezzo un alito caldo,
distillato da una fonte meccanica,
ma che io manipolo come voglio.
E diventa un sussurro delicato,
un soffio dolce sul collo,
una parola mimata dalle labbra,
un effimero sogno di dolce protezione.
E mi vesto di quell'alito,
vaneggiandomi nell'oro della dedizione,
estasiato dalla nostra complicita'.
E mi cibo di quell'alito,
perche' la fame esige la comunione,
e desidero sposarmi con il pensiero.
E mi spoglio di quell'alito,
perche' non esiste ricevere senza donare,
non nelle mie manipolazioni.
Cemento, metallo e carta,
come parole dimenticate,
di cui non afferri nemmeno il senso,
perche' non servono le parole,
per descrivere l'alito caldo.
Tu lo sai che puoi respirarlo,
tu lo sai che puoi espirarlo,
tu lo sai che puoi miscelarlo.
Ed ora vorrei le tue labbra,
che il freddo ha screpolato.
Vorrei inumidirle con la mia saliva,
ammorbidirle con l'alito caldo,
mentre soffio sulle tue ciglia
prima di sorriderti.
E so che quell'alito e' un flusso d'aria calda,
per combattere il gelo di una stanza,
e la manipolazione una licenza arbitraria.
Ma non importa, e pecco davanti alla materia,
mentre l'abbandono per l'anima,
e mentre chiudo gli occhi rapiti dal sogno.
E so che in fondo il sogno evolve,
trasformandosi in progetto,
e stasera respireremo assieme tra aliti caldi,
e non sara' che uno dei tanti miscelarsi,
finche' avremo fiato.
Cerco disperatamente una foglia,
tra i rami spogli dell'albero,
ma non la scorgo, non c'e'.
Ma vedo le gemme, stranamente gonfie.
E sento l'alito caldo che riparte.
Forse c'e' speranza.

13/01/2009


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mercoledì, novembre 04, 2009

Oggi per l'enensima volta mi sono imbattuto in musicofilo che non conosce Claudio Lolli. Vi chiederete quasi tutti...ma chi e' Claudio Lolli ? Mi rendo conto che i gusti musicali siano maledettamente soggettivi, ma trovo ingiusto che lui sia cosi' dimenticato, per quanto ancora in attivita' e con alle spalle ben 21 album (si...avete letto bene...ventuno). Gia' altre volte nel mio blog ne ho parlato, ma visto che oramai mi ripeto, voglio farlo anche per lui. Certo e' un cantautore malinconico, ma ascoltatelo, ve lo consiglio.

Claudio Lolli (Bologna, 28 marzo 1950) è un cantautore, poeta, scrittore e professore liceale italiano. Considerato dagli addetti ai lavori e dalla critica come uno dei maestri del cantautorato italiano; l'impegno politico per una sinistra senza compromessi, sin dall'album d'esordio, diventa una caratteristica di tutta la sua opera. Riservato, complesso, innamorato spesso di atmosfere affliggenti, malinconiche e tristi ha inserito nella musica le motivazioni e le delusioni di un’epoca e di una generazione che si era illusa, forse con cognizione, di poter cambiare le sorti dell'umanità. Alterne vicende discografiche hanno contribuito a minarne la fama tra il grande pubblico e la conoscenza tra le nuove generazioni.
(dalla pagina di Wikipedia che lo tratta ampiamente)
 http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Lolli


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martedì, novembre 03, 2009

Ho una vita normale, che alcuni mi invidiano, ma che mi sento stretta. Perche' ? E' vero, forse penso troppo, ma e' proprio attraverso il pensiero che trovo spesso e volentieri il conforto, e perche' no, il riscatto. L'immaginazione e' quanto di piu' grande si possegga, e ci permette veramente di evadere da questa forma coercitiva che viene normalmente definita "vita". Ma nel contempo lo stesso strumento che ci serve per evadere, e' maledettamente razionale nell'analizzare la miseria dell'esistenza, pronto ad evidenziare le innumerevoli costrizioni a cui siamo legati. Ed anche quando immaginiamo, non pensiamo a qualche cosa di assolutamente alieno alla vita, ma ad una sua rappresentazione piu' vicina alle nostre aspirazioni. Felici della grande beffa, cavalchiamo il tempo che l'universo ci ha casualmente affidato, e che quasi sempre ci viene tolto da sotto il sedere e ripagato miseramente. E di meglio cosa rimane ? La fede. Penso che sia "il grande sogno", e per questo cos'ha di diverso dal mio sognare quotidiano ? E' il rifugio dal pensiero essenziale. Ma io che non credo, mi devo accontentare dei miei sogni, che pero' sono maledettamente a termine. A meno che non sogni di essere un highlander.


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lunedì, novembre 02, 2009

Il 2 Dicembre 2005 feci uno dei miei deliri, dei miei giochetti che spesso facevo e faccio con le parole. Avevo un libro di poesie d'amore di Alda Merini, e provai a scrivere una poesia utilizzando solo la prima riga di sue poesie da quel libro. Ne venne fuori un qualche cosa di non cosi' distante dal suo stile.
Lei se ne e' andata, ed io, che ho sempre amato il sangue della passione che stillava dalle sue righe, mi permetto di riproporre questo piccolo, modesto dono che le feci allora.

Dammi canto da cantar soave,
ora il corpo e' sublime e i chiaroscuri
del tuo ultimo tempo senza colore
lasciando adesso che le vene crescano
quando tu non ci sei.
Dimmi almeno che oscura meraviglia,
se avess'io levita' di una fanciulla,
no, non chiudermi ancora nel tuo abbraccio,
io ti ho offerto il mio corpo come un moto
quanto piu' m'arde il tuo ricordo cupo.
Ho pensato al tuo fascino profondo,
ho timor di tua morte e me ne parli,
non ti dispiaccia che parli in tuo nome,
perche' t'amo e mi sfuggi.
Abbi pieta' di me che sto lontana,
ti ho detto addio dopo che ho spesa tutta
la pelle nuda fremente.
Non voglio dimenticarti, amore,
io ho scritto per te ardue sentenze,
visito spesso in te la mia dimora,
ora che io riposo
il mio sentimento per te.


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venerdì, ottobre 30, 2009

DELIRIO DEL VENERDI
Questi tubi colorati che mi entrano in corpo, qui in sospensione in un liquido colloso, sono belli ai miei occhi, o forse e' il tubo giallo che sostituisce la mia vista, ed e' quello rosso che sostituisce il mio cuore. Mi chiedo se la mia mente sia il tubo verde, o quello blu, al che mi chiedo anche se essendo sostituita la mente con un tubo, quello che passa attraverso il tubo io sia in grado di discernerlo. Forse tutto questo e' un pensiero indotto, tale da far si che abbia consapevolezza di me stesso. Ma questo dubbio e' anche lui indotto, oppure e' frutto di un ragionamento autonomo ? Che mi facciano dubitare per poi fornirmi le risposte e cosi' tranquillizzarmi e darmi l'impressione che al tutto io sia giunto attraverso il "mio" pensiero ? Dovrei staccarmi i tubi colorati di dosso, e tornare puro per esprimere pensieri puri, ma mi rendo conto che non posso muovere le braccia. E poi non potrei neppure resettarmi, al che mi rendo conto che oramai sono perduto. Mi hanno dato gia' troppi pensieri impuri. Chissa' cosa vogliono da me, cosa vogliono da tutti.


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giovedì, ottobre 29, 2009

Molte donne, visti i fatti attuali, si chiedono perche' certi uomini sentano il desiderio di frequentare i transessuali. Le risposte, sia maschili che femminili, mi fanno sorridere, adducendo a dolcezze ed ad altre amenita' varie. Io penso che il motivo sia molto piu' materiale, e sta tutto nell'unica cosa che differenzia esteriormente un trans da una donna. Io penso che si possa essere attratti da quella diversita' senza necessariamente esserlo dai normali portatori di tale diversita'. In fondo, noi uomini, il nostro solitamente lo amiamo spassionatamente, e risulta un po' poco credibile affermare che quello degli altri ci faccia completamente schifo. Ed allora se il contesto estetico del contorno diventa eterosessualmente accettabile, ecco che si trova la giustificazione etica alla "trasgressione". Logicamente questa e' una mia opinabilissima riflessione.



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mercoledì, ottobre 28, 2009

Ieri ho subito una spiacevole coincidenza. Sono andato al cinema a vedere "Videocracy", il film di Gandini sulla filosofia in gran voga in italia, dell'"apparire" per esserci. Sara' anche superficiale, ma a differenza di altri documentari non mi ha acceso la rabbia, ma mi ha sommerso di un'enorme tristezza. Arrivato a casa ho acceso la TV, ovvero cio' che rappresenta il "messia" per gran parte del popolo italiano. Ho messo su Ballaro', giusto in tempo per sentire l'intervento di Berlusconi in diretta. Non riassumero' cio' che ha affermato, e' troppo fastidioso, ma la mia tristezza e' precipitata a livelli assolutamente ultra-underground. Se mi vedeste ho adesso una espressione amara, con le labbra distese in un sorriso rassegnato. E mi chiedo come abbiamo potuto cadere cosi' in basso e perche' abbiamo permesso questa deriva etica.


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martedì, ottobre 27, 2009

IL CAMBIO DELLA RUOTA

Sto seduto ai margini della strada.
L'autista cambia la ruota.
Non sono volentieri lì da dove vengo.
Non sono volentieri lì dove vado.
Perché vedo il cambio della ruota
Con impazienza?

Bertolt Brecht

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lunedì, ottobre 26, 2009

Arrivo al supermercato. In mano ho le mie vecchie 500 lire che sostituiscono egregiamente i due euro richiesti dal carrello. Ma stamattina non ce n'e' bisogno. Il primo carrello ha gia la moneta inserita. La cosa mi incuriosisce, chissa', forse avro' due euro per il salvadanaio. Finita la spesa e caricata in macchina, riporto il carrello al deposito. Infilo il pezzo di metallo attaccato alla catena, per estrarre la moneta, ma il carrellino scorrevole non si apre. Comprendo perche' e' stato abbandonato con la moneta inserita. Provo a forzare il carrellino con le unghie, e quello si scastra e mi permette di estrarre la moneta argentea. La guardo, e non posso non avere un sorriso di sorpresa. Mi appare il simbolo dell'atomo un "10" e la scritta in cirillico "dracme". Dall'altro lato la testa di Democrito. Sono 10 dracme greche, in ottimo stato. Le ho qui sul palmo della mano sinistra. Testa od atomo ?


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venerdì, ottobre 23, 2009

DELIRIO DEL VENERDI
Mi cerco nelle tasche, e sento il tintinnio sordo di qualche moneta composita, e questo rumore mi mette di buon umore. Ho i soldi sufficienti per comprarmi del cibo e per pagarmi il treno locale che mi portera' al mare. Entro in un bar ed acquisto qualche tramezzino ed una birra in lattina. Lo so che prima che io sia al mare la birra si sara' riscaldata, ma non importa, perche' mi ricordero' del fatto che fosse fresca, e liberamente fingero' che la lattina sia imperlata di condensa fredda. Metto tutto nello zaino e mi avvio verso la stazione. Faccio il biglietto. La gente mi guarda, non perche' io sia vestito in maniera poco consona (cerco di mantenere una certa dignita' nell'abbigliamento), ma probabilmente li stupisce la mia barba molto lunga, quando domina la moda della pelle senza peli che non siano capelli. Ma io sono orgoglioso della mia barba, che mi differenzia in quanto voglio essere differente. Mi accomodo tranquillamente sul treno, che poco dopo parte. Mi sono seduto vicino ad un finestrino, perche' non ho voglia di leggere ma ho voglia solo di guardare. Il mondo sembra fuggirmi veloce alle spalle, mentre la mia mente e' proiettata verso il mare. Il viaggio e' un attimo, almeno per il mio sentire, e quando esco dalla stazione, accolgo il sole vivo sul viso come una sorta di nutrimento indispensabile. E cammino. Finalmente la sabbia, la prima sabbia, e mi tolgo le scarpe. I granelli si intrufolano tra le dita dei piedi, e sensazioni che si ripetono da sempre mi riempiono di una sorta di liberta' assoluta. Ecco il mare, mentre il suo profumo mi avvolge come lo sguardo di un'amante trascurata. Mi siedo rivolto a lui, quasi a scusarmi per la mia lunga assenza. Apro lo zaino e prendo i tramezzini e la birra calda. La guardo, la lattina, e quella istantaneamente si riempie di condensa. Posso questo ed altro da quando ho lasciato tutto per diventare quello che definiscono un barbone. Ho lascito tutto, ma non il tempo. Quello ora mi appartiene completamente.


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giovedì, ottobre 22, 2009

DISTANZE

Sono in un denso liquido amniotico
che dice preservarmi dal male,
mentre detrattori imprudenti
lo accusano di preservarmi dalla vita.
A volte mi sfugge la differenza.

21/10/2009


spurgato da sysjena | 08:37 | commenti (5)


mercoledì, ottobre 21, 2009

Perche' il Blog mi ha convinto e Facebook no ? Questo blog ha oltre sei anni. Saro' ripetitivo, ma e' sicuramente una delle cose piu' lunghe che abbia fatto in vita mia. Hanno tentato di coinvolgermi in Facebook...ho creato un profilo...ho scritto un paio di cose...ma poi e' rimasto pressoche' tutto li'. Forse tutto sta nel fatto che un piacere non puo' diventare un obbligo, ed ho l'impressione che poi ci sia una sorta di dovere etico nel mantenere i "rapporti" con gli "amici". La stessa cosa si potrebbe dire per il blog, ma io trovo che sia un interagire piu' leggero, forse piu' distaccato, ma non per questo meno affascinante. O semplicemente sono un semi-misantropo incurabile e contraddittorio, ed ho bisogno di una specie di ombra illusoria in cui nascondermi per osservare gli altri. Comunque sia, al momento facebook non e' per me.


spurgato da sysjena | 08:57 | commenti (3)